LA LAMPISTERIA
Nella lampisteria il visitatore ripercorre la vita quotidiana del minatore. Apprende come lavorava e come viveva, come si è formato e trasformato il carbone, come si svolge l’estrazione e quali pericoli la vita in miniera comporta.
LA STORIA DI CARBONIA
Un’ampia sezione è dedicata a ricostruire la storia della città di Carbonia, edificata nel 1938 per sfruttare le potenzialità produttive della miniera di Serbariu. Un’altra sezione ne descrive le particolarità urbanistiche e architettoniche proprie della città di fondazione.
LE DONNE E GLI UOMINI
Notevole spazio è riservato nel Museo all’antropologia della miniera. Oggetti, fotografie e documenti testimoniano gli aspetti della vita quotidiana di quanti al lavoro in miniera hanno dedicato un’intera vita.
LA STORIA DEL CARBONE
In quattro grandi pannelli sono descritte le caratteristiche fisico-chimiche del carbone e vengono illustrate le diverse tecniche di coltivazione, di lavorazione in sottosuolo, di trasporto, di lavaggio e di utilizzazione per la produzione di energia.
LE LAMPADE, GLI ATTREZZI E GLI OGGETTI DELL’EPOCA
Un ampio spazio raccoglie una preziosa collezione di lampade di varie epoche e di diversa tipologia. Attrezzi da lavoro, strumenti e vari oggetti di uso quotidiano riportano in vita l’ambiente in cui il minatore si muoveva ogni giorno.
LA GALLERIA
La visita guidata della galleria sotterranea si svolge attraverso una serie di ambienti, fedelmente riallestiti, rappresentanti una tipica coltivazione carbonifera. Partendo da una galleria di servizio si raggiungono in successione i cantieri di abbattimento del carbone, dove sono visibili le differenti tecniche di coltivazione e gli strumenti utilizzati nell’ex miniera di Serbariu dalla fine degli anni ’30 fino alla cessazione dell’attività estrattiva. Il percorso si completa con la visita delle gallerie allestite con moderni sistemi di coltivazione che impiegano grandi macchinari, ancora oggi in uso in miniere carbonifere attive, come Nuraxi Figus.
LA SALA ARGANI
La sala argani conserva intatte al suo interno le grandi ruote dell’argano con cui si manovrava la discesa e la risalita delle gabbie nei pozzi per il trasporto dei minatori e delle berline vuote o cariche di carbone.